> ## Content Index
> Fetch the complete content index at: https://www.learningdiaries.eu/llms.txt
> Use this file to discover other available public pages before exploring further.

# Chi non ascolta non piglia pesci. Chi ascolta… pure.
- URL: https://www.learningdiaries.eu/chi-non-ascolta-non-piglia-pesci-chi-ascolta-pure/
- Published: 2019-07-31T10:45:53.000Z
- Updated: 2026-08-20T13:47:20.000Z
- Description: Little world — Episodio 6
- Author: Alessandro Giovanazzi
- Tags: Racconti, #alegiovanazzi

*Due stagisti. L’esperienza del primo lavoro. I desideri, le paure, l’inadeguatezza e la necessità di diventare grandi, in fretta. Il lavoro in Italia può essere raccontato in tanti modi. Qui lo si vuole fare nel modo meno scientifico possibile, attraverso gli occhi di Lucia e di Gianni.*

---

Gianni si mise a percorrere la strada tra la stazione della Bovisa e casa sua, a pochi passi dalle Cristellerie Livellara, decadenti come tutte le industrie della zona, distrutte da una crisi senza fine. Ma non abbandonate, almeno non tutte. Degli spiriti visionari ci avevano costruito dentro, come alcuni granchi con le conchiglie abbandonate, uno dei locali milanesi più belli e caratteristici per gli appassionati del ballo e della cucina tipica milanese, lo Spirit de Milan.

Il sole stava tramontando e tingeva le nuvole di stupendi guizzi rossi e viola. Sullo sfondo, lontano e bellissimo, svettava il monte Rosa. Greg e gli altri gli avevano scritto per chiedergli di andare a prendere una birra ma, sinceramente, la cosa non gli andava.

Aveva voglia di camminare da solo, guardare il gasometro, i palazzi del Politecnico, i kebap sempre vuoti, le fabbriche dismesse, ascoltando le sue playlist su Spotify.

Il primo acquisto con lo stipendio da Stagista sarebbe stato proprio il passaggio a Spotify Premium. Non ne poteva davvero più della pubblicità e amava ritornare spesso alle stesse canzoni. Gli servivano per accompagnare l’umore della giornata. Perché se devi essere triste, felice o pensieroso, lo devi essere fine in fondo. Altrimenti non ne vale la pena.

Non gli importava se per tutti le strade del suo quartiere, quei palazzi, quei recinti cadenti, quelle rovine di un passato industriale glorioso e terminato, fossero l’esemplificazione del quartiere brutto, nonostante i tentativi anche riusciti di rilanciarlo. Per lui invece tutto era familiare e, fra le pieghe, intravedeva, senza poterla descrivere, un’intima bellezza.

Era come per lo Spirit (e molti altri luoghi belli di Milano), tesori preziosi e nascosti da mura grigie. “Se non sai dove andare a cercare la bellezza, o non c’è qualcuno che ti indichi dove trovarla, è come se non esistesse”, pensò Gianni fra sé e sé mentre ci passava di fronte.

Ripensò a quello che era successo durante la giornata, i pettegolezzi della Chioccia, le battute del nuovo capo, gli ideali guerrieri di Livia, la spensieratezza del Fattanza e all’esagerazione di Teresa. Infine ripensò alla ragazza con la giacchetta rossa. Lei non se ne era resa conto. Ma si erano incrociati tre volte quel giorno, persino a pranzo.

Strano il destino.

Infine pensò al lavoro del pomeriggio. Che dire. Gli era stato dato il primo “task”. Invero molto semplice. Provare a definire quali tipologie di persone frequentassero un sito internet di un’azienda cliente, partendo da un database già pronto. Si era messo di buona lena e nel giro di tre ore si era presentato tutto fiero e timoroso di fronte al Fattanza e alla Dimi… con una lista su word.

Si sedettero sui divani appesi nel centro del Nuovo. Fattanza prese in mano il PC di Gianni, mentre Dimi appoggiò la testa sullo schienale, guardando il soffitto. Come se dovesse disattivare tutti i sensi per potersi concentrare solo sulle parole che avrebbe detto il Fattanza mentre leggeva.

Il Fattanza dopo pochi secondi di fronte al doc, pur essendo uno tranquillo, fece un veloce scatto all'indietro con le spalle, come di sorpresa non gradita. Le mani si sollevarono dalla tastiera e indicarono aperte lo schermo. Come a dire: cos'è questo?? Poi si girò verso Gianni e lo guardò un po’ innervosito: “Ma tra le varie cose non ti avevo chiesto di farmelo in excel? Perchè è in word?”. In quel momento Gianni trasalì. Fattanza proseguì: “Guarda che me ne sono accorto. Mentre ti spiegavo le cose non ti sei segnato nulla. E così ti sei perso dei pezzi”.

Poi lo riguardò e gli disse: “Però potevo pensarci anch'io ad avvisarti di scrivere. Mica possiamo nascere tutti imparati al primo giorno di lavoro. No?”. Dai, ti rispiego bene come devi fare il lavoro. Però se la prossima volta non ti segni le cose che ti dico, sappi, che ti faccio lo shampoo”.

Fu in quel momento che Gianni rimase davvero sbalordito.

Nessun cazziatone. Nessuno.. shampoo? Fu così, per gratitudine e non per paura, che si segnò come a fuoco nel cervello la prima e fondamentale regola del lavoro: vuoi far innervosire anche il più buono dei capi? Dimenticati le indicazioni che ti ha dato e fai di testa tua.

Mentre stava per arrivare a casa ripensò a quel gesto gentile. E quanto fosse coglione. Niente male ciccare il primo giorno.. Però non sarebbe più accaduto! Forse…

---

In quell'istante, a pochi chilometri di distanza. Ma ad anni luce rispetto a tutto il resto. Lucia era già sotto la doccia.

Stava ripensando a quello che gli era successo durante la giornata. L’acqua tiepida le scorreva addosso mentre poneva l’avambraccio fra la sua testa e le piastrelle del muro. Lo sguardo fisso verso il basso. Segno che i pensieri cavalcavano veloci nella sua testa, verso destinazioni troppo lontane. Ogni momento della giornata stava venendo messo al vaglio. E i conti non riuscivano in nessun modo a tornare.

Improvvisamente si rese conto di essere tanto triste. Lentamente tolse il braccio e appoggiò direttamente la fronte al muro, sospirando. Come se quel muro potesse sostenere il suo animo. Lasciò che l’acqua continuasse a scorrere sulla sua schiena. Forse non poteva lavare via l’angoscia, ma in un qualche modo segreto l’alleviava.

Angelo nemmeno si accorse che era uscita dal bagno, quando le squillò il cellulare. Era sua madre. Prese il cellulare, chiuse la porta e rispose. “Lucia! Sono qui con papà! Come stai! Com'è andato il primo giorno di lavoro”?. Bene! Rispose lei. È tosto, ma i colleghi sembrano bravi e il capo in gamba”. Non disse una bugia completa. Semplicemente non raccontò la verità e cercò di sviare sulla questione fondamentale. Il risultato di quella giornata.

Il pomeriggio era già stata portata a una riunione dal “Quattrocchi”. Ci aveva messo poco a capire perché lo chiamavano così, in segreto ovviamente. Non tanto per i vistosi occhiali tondi e la bassa statura, che ricordavano per davvero il personaggio dei fumetti, quanto piuttosto per la sua inversomile saccenza. Dopo i primi convenevoli aveva parlato praticamente solo lui. Non una domanda su di lei o una minima manifestazione di interesse. All'inizio della riunione non l’aveva nemmeno presentata agli altri interlocutori, che intuendone la scarsa importanza, non l’avevano presa in considerazione. Lei, per non sentirsi del tutto inutile si era messa di sua iniziativa a prendere appunti, pur non capendo assolutamente nulla di quello che si stava dicendo.

Una volta usciti Quattrocchi, poco prima di abbandonarla nel corridoio, si girò, la guardò e le disse: “vorrei la minuta dell’incontro entro le sette di stasera. Voglio condividerla in giornata. Grazie”. E se ne andò. Lucia rimase allibita.

Ma se non avesse preso appunti? E poi come la voleva la minuta? I suoi erano tutti appunti presi senza nessuna logica!

Non sapendo cosa fare guardò le porte tutte uguali del corridoio. Trovò da sedersi in una stanza sovraffollata di giovani uomini in giacca e cravatta e donne in tailleur che stavano lavorando alacremente. Non sapeva nemmeno se potesse sedersi lì. Vedeva gli occhi delle persone intorno sollevarsi fugacemente attorno a lei. Erano sicuramente incuriositi e si domandavano chi fosse. Vide due ragazzi e due ragazze uscire. Uno dei quattro non aspettò nemmeno di aver svoltato lo stipite, pensando di non essere visto, e fece con le mani il classico movimento con la mano per dire: “Ma chi è questa?”. Lucia si sentì sempre più isolata in quella stanza sovraffollata. Ripensò a quanto fosse fortunato quello sprovveduto di Gianni, che si era trovato dei colleghi accoglienti.

Inutile dire che le ore successive furono drammatiche. Potrai anche essere brillante. Ma puoi fare una cosa che non sai fare solo se conosci almeno un minimo di contesto. E lei invece era appena arrivata! Non aveva nemmeno capito metà delle cose dette durante la riunione. Dopo un’ora con gli occhi bloccati sullo schermo, totalmente impotente, si risolse a provare a chiedere a Quattrocchi che cosa fare. Ma non sapeva né dov'era, né come contattarlo. Provò a scrivergli una mail, ma vedendo che non gli rispondeva, si decise almeno a fare un tentativo, da sola.

Alle sette e mezza riuscì a finire di sistemare le ultime battute. Capiva che c’era qualcosa che non andava, ma non sapeva nemmeno come poterla fare meglio. Rimase lì un’altra mezz'ora, continuando a modificare il pezzo, totalmente a caso. Furono momenti di angoscia. Non voleva partire con il piede sbagliato già dal primo giorno.

Alle sette e mezza si decise e mandò una seconda mail a Quattrocchi, questa volta con l’allegato.

Mentre stava sistemando le sue cose e chiudendo il PC, per uscire, anche se non sapeva se si sarebbe dovuta fermare ancora, apparve all'ultimo secondo un messaggio nella sua casella di posta. Lo aprì con un tuffo al cuore:

*“Lucia. Non capisco.*

*Ti ho chiesto di fare una semplice minuta. Dove sono i main takeaways? Le numeriche? Le cose che il cliente ha chiesto di approfondire? Perché non hai fatto le ricerche? Inoltre ci sono degli aspetti non chiari. Sei sicura che ci siamo detti proprio questo durante la riunione?*

*Dovevo inviare questa mail questa sera, ma adesso devo fare altro e bisognerà occuparsene domani mattina.*

*Ma tu lascia stare. A questo punto faccio io…*

*Buona serata.“*

Dopo aver letto quella mail Lucia sprofondò nella sedia. Non solo Quattrocchi non era contento, ma l’aveva estromessa dall'attività. Dalla mail si capiva che era alterato…

E lei non ci poteva fare niente.

Quella sera, una volta docciata e sentiti i genitori, Angelo e lei avevano cenato assieme. “Com'è andata oggi?” le chiese lui.

“Bene” rispose lei. Mentendo per non deluderlo.

Per due secondi buoni fu silenzio.

![](https://storage.ghost.io/c/1e/a4/1ea47845-4e97-4fcc-bf30-83288d87502b/content/images/2026/08/0-msas96qh9ncdwq2p.png)

[![](https://storage.ghost.io/c/1e/a4/1ea47845-4e97-4fcc-bf30-83288d87502b/content/images/2026/08/1-ho-o0cqvo01yb4mmr1nsoa.png)](https://chat.whatsapp.com/Kp2dPq4Sifp1BnBCkw8jGZ?ref=learningdiaries.eu)

![](https://storage.ghost.io/c/1e/a4/1ea47845-4e97-4fcc-bf30-83288d87502b/content/images/2026/08/0-1o_lrn4rpsxvf6dr.png)