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# “La Bellezza di quello che insegni”
- URL: https://www.learningdiaries.eu/la-bellezza-di-quello-che-insegni/
- Published: 2018-05-15T05:49:26.000Z
- Updated: 2018-05-15T05:49:26.000Z
- Description: Intervista a una straordinaria insegnante ordinaria ai tempi della Generazione liquida
- Author: Alessandro Giovanazzi
- Tags: Interviste, Formazione, #alegiovanazzi

**Click here for the** [**English version**](https://medium.com/euristika/the-beauty-of-what-you-teach-13b153821981?ref=learningdiaries.eu)

![](https://cdn-images-1.medium.com/max/800/1*XkkiAfOPjp6jud6Ngy4lEw.jpeg)

*Ho incontrato Maria Imparato facendo il supplente temporaneo di Storia e Filosofia al Liceo Scientifico Lussana di Bergamo. La ricordo camminare trafelata, tra una classe e l’altra, oberata di innumerevoli sacche a tracolla stracolme di compiti da correggere. Non di rado, qualche studente si prestava per darle una mano, facendosi carico di una parte dei compiti, mentre lei faceva esausta la spola tra un edificio e l’altro del piazzale scolastico.*

*La prima volta che la vidi non mi colpì tanto per qualche suo particolare modo di fare, da dirsi “eccezionale” o “fuori dal comune”, quanto piuttosto il modo in cui la guardavano e la trattavano i suoi studenti. Capii immediatamente che c’era sotto qualcosa, perché a scuola non si può barare ed il modo in cui ti guardano e trattano i tuoi studenti dice praticamente tutto su chi sei veramente.*

*Ad ogni modo, Maria è praticamente digiuna di qualsiasi strumento tecnologico per la didattica, eppure sono certo che lei sia uno dei tanti “pilastri” su cui oggi si sorregge la scuola italiana (Sia chiaro che questo non vuol essere un elogio dell’insegnamento senza tecnologia).*

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#### **Chi è Maria Imparato?**

Sono una docente dal 1991\. La mia prima vocazione professionale è stata quella di insegnante, avendo seguito un iter abbastanza “standard”: liceo classico, formazione archeologica, frequentazione “dell’antica” facoltà di Lettere Classiche. Nel corso del tempo però ho scoperto anche una passione per il giornalismo, da *freelance*. Questa passione è stata fondamentale per me e mi serve, tutt’ora, per acquisire una consapevolezza diversa del mondo che mi circonda. Vivere solo nella scuola a volte rischia di rinchiuderci in un ambiente protetto, ovattato; una sorta di torre d’Avorio che ci preclude dall’avere contatti con il reale.

#### **Vorrei intervistarti partendo dalla canzone “Generazione Bho” di Fedez, una canzone solo apparentemente leggera. Verso l’inizio si dice: “su Facebook si è iscritta metà popolazione, l’altra metà ha ancora problemi con il modem”. Insomma, siamo di fronte a studenti le cui capacità tecnologiche sopravanzano largamente quelle dei loro insegnanti. Come sta vivendo secondo te la scuola questa discrasia?**

Prima che essere un problema, questa è una realtà. Esiste un gap generazionale tra i nativi digitali, sempre più interconessi, e noi docenti. Io insegno principalmente al triennio (classico). Da alcuni anni mi rendo conto che i ragazzi di terza già parlano un altro linguaggio e già hanno un’altra forma mentale rispetto a quelli di quinta, in uscita. Quindi non esistono più i 25 anni canonici tra una generazione e l’altra, ma piuttosto 2–3 anni.. al massimo!

Quindi noi insegnanti, pluridatati, ci ritroviamo ad essere dei “mostri preistorici”. Ormai sono proprio gli alfabeti che sono differenti.

#### **Come può un docente con così tanti anni di esperienza (paradossalmente) riuscire a comunicare lo stesso con i suoi studenti?**

Deve essere umile e sapere di non essere capace in certe cose. Per me questo è il modo per creare quell’orizzontalità che mi permetta di apprendere dal mio studente, ovviamente mantenendo il proprio ruolo di riferimento. Però, il punto vero è che servono insegnanti giovani. In quest’epoca di divario generazionale infinito è necessario che arrivino dei docenti giovani, trentenni, che possano veramente creare un *trait d’union* tra noi docenti di vecchia generazione e gli studenti sempre più tecnologizzati.

#### **In “Generazione Bho”, Fedez dice: “Un vecchio è un pericolo quando guida una Mercedes, figuriamoci quando è alla guida di un paese.”.**

È così. Siamo di fronte a una generazione di studenti che cambia molto velocemente e a una classe docente che non riesce ad adeguarsi. Io voglio (!) imparare a rapportarmi con i miei studenti, però ho bisogno di qualcuno che mi spieghi come farlo. Questo perché metà del mio vocabolario, loro, proprio non lo capiscono.

#### **La canzone prosegue: “Generazione televoto coi cervelli sottovuoto, sempre più risucchiati dal tele-vuoto”. Come la tecnologia sta cambiando i tuoi studenti?**

Secondo me ognuno di noi è un portato storico del proprio tempo, quindi loro parlano il linguaggio post-moderno. Non posso dire che questa cosa sia buona o cattiva in sé. È semplicemente così. Dopodiché… Sono cambiati? Sì, sono cambiati immensamente. Ad esempio sono quasi incapaci di affrontare verticalmente lo studio. L’analisi critica personale ormai non appartiene più nemmeno alle menti più brillanti. Viene al contrario preferita l’orizzontalità. Quindi loro preferiscono costruire tante situazioni parallele, non necessariamente collegate fra di loro, in senso logico o in senso critico (esattamente come avviene nei social).

#### **Ma tu, di fronte a questo cambiamento, cosa fai per mantenere alto il livello del loro desiderio e aiutarli a crescere come persone?**

Beh, prima di tutto io sono un’appassionata. Sono appassionata di quello che insegno. Magari sarò anacronistica e patetica. Però l’importante è far sentire la bellezza di quello che insegni. Dopodiché, se i linguaggi non sono adeguati, saranno gli studenti ad aiutarti a raggiungerli. E poi l’uomo in fondo è sempre uguale a sé stesso. Quindi, anche Virgilio può raccontare di ciascuno di noi e quindi raggiungere anche loro.

#### **Quanto dici apre ad un’ulteriore domanda, fondamentale. Tu insegni il latino. In un’ottica sempre più funzionalistica del sistema produttivo, economico e sociale viene affermato che bisogna formare i nostri studenti per entrare nel mondo del lavoro. Non c’è il rischio che, seguendo pedissequamente questa strada vada perso qualcosa di essenziale?**

Ai ragazzi e ai docenti che mi dicono che il latino non serve, rispondo che la cultura allargata di base serve per poter approcciare percorsi specialistici più alti. Noi siamo italiani e ci portiamo questo patrimonio culturale immenso. Soprattutto a questi studenti, che partiranno e, probabilmente, non torneranno è fondamentale trasmettere questo patrimonio.

#### **Gli studenti devono essere preparati per essere funzionali al sistema o cresciuti come persone?**

Entrambe le cose. Tutti devono in un certo senso essere funzionali al sistema. Tuttavia, se avrai anche una tua cultura, possiederai anche una tua individualità e non sarai asservito alle necessità del sistema.

#### **Fedez, nella sua canzone, prosegue: “Non ci fermiamo alle precedenze ma ci fermiamo alle apparenze. Abbiamo più punti interrogativi che punti di riferimento”**

La mia impressione è che sono generazioni molto fragili, prive di punti di riferimento in ambito familiare e scolastico. I crolli emotivi sono sempre più frequenti e profondissimi.

#### **Ma ci sono ancora delle persone disponibili ad essere dei maestri nei loro confronti?**

Forse i docenti potrebbero fare di più, ma in questo momento sono davvero schiacciati, soffocati, da una burocrazia sempre più pesante.

#### **Ancora Fedez: “Guardiamo tutte le stesse cose. Indossiamo gli stessi vestiti. Mettiamo le stesse scarpe. Siamo specchi che non riflettono”. Questi studenti riescono ancora ad esprimere una loro originalità?**

In generale, gli studenti capaci di esprimere un proprio giudizio critico e di autoanalisi sono sempre di meno. Nella mia esperienza va invece allargandosi una fascia omologata, sempre più schiacciata verso il basso. Quando io assegno un tema di stampo argomentativo, mi ritrovo sempre le stesse argomentazioni, sempre in orizzontale, raramente in verticale. Sempre gli stessi luoghi comuni che si ripetono in modo ossessivo e compulsivo. È una cosa drammatica!

#### **Quali sono invece gli elementi più belli e positivi che stai scoprendo in queste generazioni?**

Loro sono multitasking. Sono in grado di fare più cose contemporaneamente e questa cosa può diventare performante, soprattutto in ambito aziendale. Poi hanno una grandissima flessibilità. Nel senso che si adattano a varie circostanze con facilità estrema. E poi c’è la straordinaria crescita nella conoscenza della lingua inglese, che li prepara ad affrontare il mondo globalizzato.

#### **Conoscendoti, so che porti avanti una forte dimensione progettuale. Penso alle tue sperimentazioni sull’archeologia e al tuo interesse per il giornalismo. Perché lo fai?**

Perché in quel momento io vedo i ragazzi a 360°. Possono anche non essere i miei studenti, come nella redazione giornalistica, ma in quei momenti io li vedo a figura intera; cosa che non avviene in classe. In classe sei condizionato dai contenuti disciplinari, dalla tempistica, dalla quantità enorme di verifiche e di valutazioni che devi scandire nel tempo, in maniera rigida. Invece, in quel momento io stessa apprendo moltissimo da loro.

#### **Quindi, tu hai bisogno di incontrarli?**

Si. Nell’incontro li conosco e li ri-conosco. Scambiamo esperienze non solo culturali, ma anche umane.

#### **Ma uno studente che ti conosce all’interno di un progetto a 360 gradi, poi cambia nel suo modo di lavorare, una volta rientrati in classe?**

Io vedo che il rapporto si fa meno insicuro. È come se ci si conoscesse meglio, ci fosse una stima reciproca e si potesse quindi superare la barriera della valutazione e della performance. Magari il ragazzo non vede più un insegnante come un essere fuori dal reale, così come l’insegnante capisce le doti di quel ragazzo, le capacità e le competenze che magari vanno oltre e al di là della dimensione strettamente scolastica e disciplinare.

#### **Finisco con una delle frasi finali della canzone di Fedez: “Prigionieri del presente in un paese senza futuro, o reagiamo o ci ritroveremo a cucire l’orlo del baratro, e a quel punto i rimorsi faranno più male dei morsi”.**

Io credo che questi studenti possano prendere in mano il paese. Altrimenti non farei questo mestiere. L’unico problema è come attrarre questi giovani e far sì che possano impegnarsi in Italia, avendo comunque ricevuto in Italia una formazione di alto profilo. Ed è un dato indiscutibile. Questa è la grande sfida: trattenere queste grandi menti e fare sì che credano in questo paese.

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*Mentre usciamo dall’aula in cui abbiamo fatto l’intervista, vedo scomparire Maria tra la folla di studenti, asserragliati attorno alle macchinette durante la ricreazione. Ragiono sulle sue parole: “ormai queste generazioni non cambiano più ogni 25 anni, ma ogni 2 o 3, al massimo!”. Ripenso alle tante infografiche colorate, articoli scientifici, analisi (chi viaggia un po’ su Linkedin lo sa) che cercano di descrivere le diverse generazioni (Generation X, IGen…) mi chiedo: questo nostro sforzo categorizzatore (valido, per il passato) ha ancora senso? Oggi? Come riuscire a descrivere la “Generazione liquida” che sta scorrendo attraverso le nostre scuole italiane?*

*Posta questa domanda, però, vedo che pur essendo passati due anni, alcuni (molti!) studenti mi sorridono ancora, mentre mi incrociano fra la folla. In un secondo la domanda scompare e si riapre una crepa nel cuore mai veramente guarita, apertasi in quell’esperienza da supplente di ormai due anni fa. Insegnare è veramente il mestiere più bello del mondo.*