Al cuore della formazione che cosa c’è?

Perchè non possiamo non dirci educatori

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Al cuore della formazione che cosa c’è?

Oggi più che mai, quando si sente parlare di educazione e di formazione, il focus è su metodologie, tecnologie, psicologie, paradigmi, innovazioni, framework… Tutte cose utilissime.

I migliori formatori che abbia conosciuto le padroneggiavano. E bene. Ma ho conosciuto altrettanti formatori pessimi che le padroneggiavano a menadito. Insomma, sono essenziali, ma non sufficienti.

Perchè?

Perchè al cuore dell’esperienza di un formatore c’è una sorta di commozione, di un bene, privo di paura, per l’Altro. Il desiderio che l’Altro possa farcela. Che possa compiersi.

Ovvio che non stiamo parlando di una sorta di santo. Ci sono i soldi, certo. C’è la carriera, certo. Ma nel profondo c’è la convinzione granitica e genuina che ci sia un bene da perseguire e che ci siano delle persone da aiutare. E questo sia che si faccia digital transformation, o il semplice corso sulla sicurezza o la lezione in classe a scuola.

Nella foto il preside dell’Istituto Comprensivo Statale Alda Merini di Milano, angelo lucio rossi

Quando questa commozione è in essere (e la si vede negli occhi), tecnologie, metodi e innovazioni si rivelano per quello che sono: strumenti, essenziali, ma solo strumenti.

Spesso ce ne dimentichiamo.

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