“La tecnologia che non fa paura”
Andrea Mattioli all’evento Fiordirisorse, Factory NoLo — Milano
Andrea Mattioli, Factory NoLo — Milano
Oggi sono andato all'incontro presso la Factory NoLo con protagonista Andrea Mattioli, HR manager ed Educator, amico perlopiù digitale, che ho avuto modo di incontrare praticamente solo due volte di persona.
Si tratta di una delle persone più vive, inquiete e attente che conosca nel panorama dell’applicazione delle tecnologie nel campo educativo. Non trovo un caso che abbia trovato modo di parlare in quella “Community di appassionati” quale è Fiordirisorse. Riporto volentieri qualche spunto che mi sono portato a casa da quell’incontro.
Una comunità che si racconta
Prima di tutto è stato interessante vedere che dietro Fiordirisorse c’è una bella realtà, di persone appassionate, che si vogliono raccontare. L’inizio non è partito con i soliti convenevoli. Grazie a Salvatore Lo Tufo mi sono accorto del fatto di essere capitato tra una comunità/community di persone. Persone che, prima dell’incontro, hanno voluto raccontarsi e raccontare che cosa fanno in quella realtà (dagli eventi, ai master, alle riviste). Mettendo a tema perché quel luogo per loro è speciale e perché il mondo del lavoro è al centro della loro passione.
Impatti esponenziali, come la presentazione
Andrea ci è andato giù duro subito, con una carrellata di video, immagini, domande, provocazioni che hanno lasciato poco spazio alla noia. Quasi tutte domande. Quasi nessun documento usato per provocare reazioni di sdegno o facile entusiasmo. Ma quindi? Che si è detto?
Una Bohemian rapsody della Rivoluzione tecnologica
Provando a fare una (mia) sintesi:
- Il mondo intorno a noi sta cambiando in modo esponenziale, ma tante volte non ce ne accorgiamo nemmeno e ci fermiamo alla superficie di giudizi frettolosi, senza approfondire, come nell'esempio del riso e della scacchiera;
- Pokemon Go è il segno che non solo la tecnologia sta diventando esponenziale, ma anche i ritmi d’adozione della stessa;
- Se è vero che i server di Google possono ormai prenotare un parrucchiere per te, è anche vero che non sempre riescono a gestire la complessità. Penso ad esempio alla frustrazione che provo ogni volta che provo a chiedere qualcosa al chatbot sul sito di Vodafone. Miglioreranno, certo (!), ma per adesso non siamo ancora riusciti a introiettare l’elemento umano in queste macchine;
- Ne consegue come corollario che non bisogna esagerare. Non tutto ciò ce ci sembra figo della tecnologia poi funziona. Non bisogna diventare ideologici;
- Pensiamo che ci siano delle cose che non cambieranno mai; eppure le tecnologie esponenziali stanno rimettendo in discussione molte certezze consolidate. Ad esempio servirà ancora fare la patente in futuro? E imparare le lingue? E saper costruire una casa?
- Ho scoperto che esistono i designer dell’attenzione, il cui unico scopo è spingere le persone a rimanere il più tempo possibile su un sito o piattaforma (di gioco per esempio). Si tratta di una scoperta sorprendente per me, perché non mi ero ancora mai accorto veramente che potesse esistere un “lato oscuro” della gamification. Eppure è così semplice, nessun metodo è neutrale o positivo di per sé, dipende da come lo usiamo noi;
- Mi sono accorto di essere vecchio. Scoprire a 32 anni che i ragazzi di oggi non vanno più allo stadio a vedere l’inter o Milan, ma il team di Fortnite, mi ha fatto capire che ci sono spezzoni di realtà che mi sono letteralmente passati sotto il naso senza che nemmeno me ne accorgessi;
Cosa mi porto a casa
Dall'incontro con l’immaginifico Andrea Mattioli mi porto a casa tante domande e pochissime risposte. Fra treni ad alta velocità , nuove tecnologie, impatti esponenziali, Pokemon Go e assistenti virtuali che prenotano il parrucchiere ho compreso quanto sia essenziale - e vitale - essere attenti e andare a caccia di domande, invece che di facili risposte.
Ho anche capito che non bisogna ideologicamente scegliere a priori tra il movimento degli entusiasti e il partito degli scettici. Perché i treni super veloci, le persone che “sognano” di fare viaggi su Marte e le case costruite con macchine 3D ci richiamano alla vera provocazione di Andrea: “bisogna studiare, approfondire, scambiare esperienza”.
In altre parole al centro della Rivoluzione tecnologica deve esserci un cuore educativo, se ce la vogliamo cavare. O almeno, io l’ho capita così.
Scritto, con cura, da Alessandro Giovanazzi su Euristika!

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