“L’altro modo di redigere il Business Plan”

Appunti e riflessioni sulla presentazione di un libro, tra Big Data, fintech, assicurazioni e nuovi modelli di business

Condividi
“L’altro modo di redigere il Business Plan”
Source: Unsplash

Il 30 ottobre 2018 ho avuto modo di assistere alla presentazione del Libro “L’altro modo di redigere il business plan”, scritto da Ivan Fogliata e Michele Giorni. L’invito di Nicola Dario a partecipare è stato tanto inaspettato, quanto gradito.

In realtà i temi mi interessano già da diverso tempo. Respiro sempre più frequentemente argomenti legati al fintech, la blockchain (etc…) e Industria 4.0 a lavoro, come sul web. Ma, come mi ha insegnato Marco della Monica, a un certo punto se vuoi davvero approfondire qualcosa, devi dare seguito a un incontro personale. Non potevo quindi che accettare l’invito.

Libreria OPEN, Milano

Bella e inaspettata la location. Faceva strano vedere tutte quelle persone incravattate, presumibilmente del ramo bancario e assicurativo, in quella biblioteca/bar/spazio sociale e di studio piena di studenti universitari intenti a preparare gli esami (ps: complimenti a chi a progettato e allestito la Libreria Open, bella!).

Ho avuto modo di ascoltare, in particolare, la presentazione di Ivan Fogliata. Spunti preziosi. Le due cose principali che mi sono portato a casa sono:

  • utili consigli su come preparare un business plan;
  • maggiore coscienza sul radicale cambiamento che stanno attraversando i mondi bancario e assicurativo.

Ho provato poi a buttare giù una lista delle cose che mi sembra di colto quella sera, insieme a qualche riflessione personale:

  • Il Business plan deve spiegare qualcosa apparentemente magico/alchemico, ma che in realtà è frutto di quella che si potrebbe definire una “reazione chimica”. Ovvero che 1+1=3. L’azienda deve riuscire a ricavare dalla propria attività un valore che è maggiore di quello che ha investito. Sembra banale, ma non lo è. Perché prima non c’era valore… e a un certo punto c’è.
  • Ma allora quel +1 da dove viene fuori? Dall'azienda? No. Ivan ha fatto capire come quel +1 sia apportato dal mercato, nel momento in cui ritenga valevole ciò che l’azienda gli offre. Un buon modo per suggerire alle aziende di guardare la realtà, essere il meno autoreferenziali possibile e di ascoltare molto.
  • Per convincere il mercato della validità di una proposta aziendale è necessario dotarsi di competenze distintive, rispetto agli altri competitor. Ma soprattutto è importate comunicare bene queste competenze distintive, altrimenti il mercato sceglierà semplicemente altro.
  • Ciò che è immateriale può avere un valore (oggi più che mai), o creare valore. Le aziende fintech ne sono un esempio. Il cambiamento, però, sta nel fatto che se prima le aziende erano disposte a fornire servizi gratuiti in cambio di dati (vedi Google), adesso sono addirittura disposte a pagarti pur di averli. Ho giusto visto la pubblicità di Weople in Stazione centrale a Milano, che compra i tuoi dati in cambio di soldi.
  • Ivan ha sottolineato quanto la rivoluzione apportata dall'introduzione di nuovi modi di raccogliere e usare i dati stia mettendo alla prova anche il mondo bancario e assicurativo, provocando una vera e propria sfida, che viene chiamata in gergo: “Value Challenge”.
  • Poi si è parlato di app che aggregano le informazioni di banche diverse, di una centrale dei rischi digitale basata sulla blockchain, di smart contract, di assicurazioni automatiche. Tutte cose particolarmente interessanti per gli esperti di settore.

Da profano del mondo assicurativo e bancario, me ne sono andato comunque via con un sacco di spunti utili. In particolare, ho ripensato alle aziende disposte a pagare pur di avere dati (o follower) e quindi al valore che questi stanno acquisendo.

Da storico di formazione ho pensato come ogni epoca abbia avuto il suo asset moltiplicatore di valore. La Repubblica di Venezia seppe creare valore dall'intermediazione nella vendita di merci introvabili, come il pepe. La monarchia inglese ottenne il predominio economico mondiale, ricavando maggiore valore dall'automazione garantita dalla rivoluzione industriale. John Davison Rockefeller costruì, nel XX secolo, una fortuna (a tutt'oggi difficile da eguagliare), detenendo il monopolio del petrolio. Ulteriori esempi si potrebbero fare su Bill Gates, Soros o Buffett.

Da consulente riconosco quanto i dati siano sempre più appetibili, quindi oggetto di un aumento del valore. I dati sono il nuovo petrolio. Insomma, non sta cambiando solo il modo che abbiamo di gestire e usare le informazioni, ma anche il valore che gli diamo. Una rivoluzione, ovvero cambiamento, del valore dell’informazione. Attualmente gli aspetti positivi che questa rivoluzione dei dati porta con sé sembrano sopravanzare ampiamente quelli negativi, soprattutto se si riuscirà al contempo a rispettare la privacy e la libertà delle persone. Sembra poi chiaro che chi saprà salire sulla barca della “Data Revolution” potrà ottenere molto dall'aumento di valore dei dati, in particolare in ambito finanziario, bancario e assicurativo. Non è quindi un caso che, durante la presentazione di un libro dedicato al Business plan, si parli anche di dati. Se col business plan vai a caccia di valore, i dati sembrano a oggi essere un terreno di caccia davvero interessante (ancorché inesplorato, quindi non privo di pericoli).

Unico appunto personale: bisognerà però capire anche gli effetti di lungo periodo. All'inizio nessuno avrebbe potuto immaginare gli effetti causati dal petrolio sull'ecosistema climatico. Si sono manifestati in un secondo momento e inizialmente non erano semplicemente prevedibili. Anche noi oggi non possiamo ancora a immaginare quale impatto ci sarà per l’ecosistema (questa volta umano) a causa della Data Revolution.

Sicuramente ciò che sta accadendo finirà sui libri di storia. Cosa in bene e cosa in male spetterà probabilmente ai posteri scriverlo.

Scritto, con cura, da Alessandro Giovanazzi su Euristika!

Ricorda che Euristika non è un blog, ma una Comunità di pratica composta da educatori, HR e professionisti del mondo del lavoro. Ci piace mettere a fattor comune le nostre esperienze sul tema dell’innovazione, attraverso articoli, riflessioni e interviste di qualità.

Se l’articolo ti è piaciuto clicca sul tasto 👏 e condividilo. Inoltre, se non vuoi perderti i prossimi pezzi, iscriviti al canale di Euristika su Telegram cliccando qui! È semplice, veloce e senza impegno! Se invece vuoi semplicemente dirci la tua, contattaci cliccando qui!