Lucy e il mare dentro

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Lucy e il mare dentro

Lucy aveva gli occhi del mare e un grembiule blu, logoro e consunto. Si guardò intorno, in quell'ambiente ormai così familiare. Il rumore era quasi assordante, i tavoli pieni di bicchieri di birra ormai finiti e una moltitudine di uomini intenti a raccontarsi la fine di una giornata andata male. Nell'aria c'era una densa nuvola di fumo e un profondo puzzo di grasso di balena bruciato dalle deboli lanterne appese al soffitto.

Sui tavoli in legno scuro, lucido e appiccicoso, i pescatori si raccontavano la pesca probabilmente più magra di sempre. Tolta la nafta, il ghiaccio pagato in anticipo e la paga base, quasi tutti erano andati in perdita, dopo due settimane passate in mezzo a un mare freddo e duro. Lucy sapeva che molti di loro a quel punto avrebbero faticato a comprare da mangiare, eppure erano lì a bersi gli ultimi bicchieri di birra e gli ultimi risparmi. Non capiva il perché di questo comportamento, ancora non aveva capito che per fugare la disperazione c'è bisogno di tanto rumore. L'avrebbe capito solo anni più tardi. In quel momento, nella sua semplicità, guardava quegli uomini e si chiedeva: "ma perché siete qui?".

Il padre di Lucy lo sapeva e aveva già preparato il solito quadernetto nero, sporco e malconcio, per segnare i debiti. Alcuni degli avventori non avrebbero mai potuto saldare i debiti, ma non importava, l'importante era tenerli dentro. Il Finnegan, in fondo alla strada, aveva chiuso ormai da un mese. Si trattava di "tenere duro", sosteneva suo padre alla madre, ma si vedeva dagli occhi che non ci credeva più nemmeno lui.

"Lucy, vieni qui" sentì tuonare nella sala rimbombante. Non ebbe nemmeno il tempo per capire chi avesse parlato che si sentì presa con forza il piccolo braccio da una grande mano ruvida e nodosa. Venne letteralmente trascinata verso il tavolo vicino. "Tieni, porta via questi bicchieri". Al tavolo c'erano quattro marinai, le tute in tela cerata ripiegate fino alla vita, delle camicie che erano state bianche. Tre di loro tenevano con la mano delle pipe vistose appiccicate ben bene all'angolo della bocca. Tutti avevano una folta barba ispida, chi bianca, chi brizzolata, chi nera. Tutti però avevano immancabilmente i visi tempestati da rughe profonde e scure, scavate da una vita di mare che non risparmiava niente. Il mare scavava la loro pelle giorno dopo giorno. E ognuno dimostrava almeno 20 anni di più della propria età.

"E vacci a prendere altre quattro birre" disse sbrigativamente uno di loro, prima di riprendere il discorso senza neanche attendere una risposta.

Lucy recuperò un vassoio e cominciò ad ammassare i bicchieri vuoti, appoggiò il ginocchio su una sedia per sollevarsi e riuscire a raggiungere anche quelli in centro al tavolo. Provò a guardare i marinai nella speranza che glieli passassero. Vana speranza. Ridevano fragorosamente di qualcosa che non sapevano nemmeno loro.

"Cosa avete da ridere", si chiese Lucy. Di loro, lei, sapeva praticamente tutto. O almeno quel poco di interessante che c'era da sapere. Martin era un alcolizzato, sua moglie lo tradiva costantemente con il cavadenti. John aveva già cinque figli, che lo odiavano con tutto il cuore e lo temevano. David e Homer erano soli, non erano mai riusciti a trovare qualcuno che li sopportasse e cercavano di andare al bordello del paese vicino affinché non si sapesse. Chiaramente lo sapevano tutti, pure lei.

Mentre tornava al bancone, con il vassoio pieno di bicchieri appoggiato al petto per riuscire a reggerne il peso, si ritrovò diversi altri bicchieri appoggiati al volo e con noncuranza da altri avventori. Un marinaio, piazzato proprio in mezzo al corridoio, non ne volle sapere di spostarsi nonostante le sue continue richieste. Al quarto "Permesso" questi si girò, ispirò profondamente dalla pipa in legno, abbassò lo sguardo e con un sorriso le fumò addosso una densa nuvola di fumo di tabacco scadente. Poi fece mezzo passo di lato, e Lucy riuscì finalmente a passare fra lui e l'ultima sedia.

Appoggiò il vassoio, con una certa difficoltà, sul tavolo dietro il bancone. Sua madre stava lavando piatti sporchi e bicchieri a non finire. Lo sguardo stanco e spento era l'esatto contrario dei movimenti rapidi e precisi con cui puliva, lavava e sistemava. Lucy la guardava, in fondo voleva bene a quella povera e disgraziata donna. Lei e suo padre si parlavano a malapena. Poteva passare un'intera serata di lavoro senza che suo padre e sua madre si guardassero.

"Lucy, piccola, vai nel retro a prendere un altro fusto di birra? Stiamo già finendo il terzo della serata". Lucy guardò il padre e annuì senza parlare, incrociò poi lo sguardo della madre, che le abbozzò un sorriso, stanco ma sincero. Poi si diresse alla porta sul retro, che stava proprio dietro il bancone.

Aprì la porta e una sferzata di aria fredda e gelida la investì. Era inverno e il caldo, insieme alla puzza di fumo e al rumore, rimasero chiusi dietro di lei. La strada era silenziosa e sul selciato si vedeva la luce gialla e soffusa uscire dalle finestre e illuminare i ciottoli lucidi e consumati. Guardò in alto e vide un cielo spruzzato di stelle brillanti e vibranti. Fece pochi passi verso una legnaia e si sedette su un cippo. Le punte dei piedi leggermente a toccarsi l'una con l'altra. Si guardò intorno... non c'era nessuno. Aprì un taschino e tirò fuori la sigaretta che aveva appena rubato ai marinai mentre sparecchiava. Prese anche un piccolo fiammifero, che accese con tocco deciso sul cippo su cui era seduta. Ispirò profondamente il fumo e altrettanto profondamente espirò verso il cielo, con un mezzo sorriso. L'aria era quasi immobile e il nugolo di fumo rimase lì, immobile, sospeso, in quella stradina vuota e bagnata.

E dentro di sé, guardando quel fumo, quelle stelle, quell'aria immobile e fresca che le riempiva i piccoli polmoni, si disse: "un giorno me ne andrò da qui... e farò cose grandi. E quando entrerò in un locale tutti mi riconosceranno e mi saluteranno facendomi posto al loro tavolo". Negli occhi rassegnazione e determinazione cozzavano furiosamente fra loro.

Ecco però che si sentirono dei passi venire dall'angolo della stradina. Lucy, presa alla sprovvista e spaventata, gettò la sigaretta appena iniziata per terra e la calpestò con decisione, cercando poi di calciarla nel tombino. Si affrettò alla porta del retro del bar e la aprì.

Un passo dentro e le narici le si riempirono di fumo, le orecchie di rumore e gli occhi di luce.

Si voltò verso sua madre, che però le chiese: "Lucy, ma dov'è il fusto di birra?".

Dedicato a Cri