L’uomo che non c’era
E adesso c’è
C’era un uomo che viveva di indecisioni. Si svegliava al mattino e non sapeva se voleva prendere il caffè o il cappuccino, se mettere la t-shirt verde o quella rossa, la camicia o la polo.
Anche per andare a lavoro si chiedeva spesso se fosse il caso di prendere la bici, il tram, l’autobus o andare a piedi. Ogni scelta era dolorosa e segno della sua fatica nel poter dire che cosa volesse fare. Un ontologica incapacità di poter esprimere i propri bisogni.
Anche di fronte alla ragazza viveva nel dubbio. L’amava, probabilmente sì. Era fortunato a essere amato. Sicuramente sì. Avrebbe trovato di meglio. Probabilmente no. Eppure anche in quella situazione la sua incapacità di scegliere era strutturale.
Il lavoro non se l’era scelto, ma più propriamente aveva scelto lui. Un lavoro adeguato, rispettato, anche stimato. Era quello che avrebbe voluto fare nella vita? Non lo sapevo nemmeno lui. Forse sì. Forse no.
Un giorno gli si presentò di fronte un amico che propose di fare un viaggio. Eppure aveva paura di viaggiare, era una buona idea? E i soldi? E i rischi? Se non si fosse trovato bene? Se avesse fatto qualcosa di sbagliato? Era talmente terrorizzato dalla possibilità di sbagliare che la sola idea di esporsi lo bloccava all’istante
Rimandò fintantochè gli fu possibile, solo per dire all’ultimo secondo, all’amico stremato, che ormai si era già organizzato altrimenti, che aveva difficoltà organizzative. Si prese le scusanti di circostanza e tornò a casa ancora più sfinito di prima.
Ma quindi che mangiare? Un primo? un secondo? D’asporto. Oppure un’insalatina? Per non parlare dei film, mezz’ore se non ore intere a sfogliare i cataloghi di Netflix, Amazon Prime, now TV, Disney+.
Ma da dove gli derivava tutta questa indecisione. Dalla paura di sbagliare, certo. Ma come sempre c’era una ragione più profonda dietro. Un’intima convinzione che la propria posizione, le proprie convinzioni, il proprio desiderio, fossero se non stupide, quantomeno irrilevanti. Tanto che cercava sempre conferme dagli altri, proposte dagli altri, ordini dagli altri.
Ultimo dettaglio, non da poco, nella sua immobilità, questo sistema aveva un suo equilibrio, forse malsano, sicuramente soffocante, ma era pur sempre un equilibrio. E l’equilibrio, quando siamo persi, diventa come uno scoglio a cui aggrapparsi nel mare in tempesta. Ad aggrapartici ti farai probabilmente male, ti graffierai, addirittura ti ferirai, ma sempre meglio ch affogare nel mare di pensieri… no? No?
Il giorno della svolta arrivò con una crisi. Una situazione in cui doveva operare una scelta. Una scelta inevitabile. Si rese conto che questa scelta in realtà era il risultato delle sue NON scelte. La crisi arrivò d’improvviso, come onda di marea inaspettata, che si infrange sullo scoglio e tutto trascina giù con sé.
Una crisi scomoda. Una crisi non voluta. Ma una crisi utile.
Una crisi che innanzitutto spazzò via tutta una serie di blocchi e lo portò a domandare:
- Cosa desiderava?
- Che cosa gli piaceva?
- Sopratutto che cosa non gli piaceva?
- Cosa odiava?
- Con chi aveva piacere di stare?
- Chi invece avrebbe voluto evitare?
Una vita di imperativi morali impastati di indecisione. Un inferno che per fortuna crollò come un castello di carte nemmeno troppo solido. Cosa aveva portato al crollo? Innanzitutto il fattore tempo. L’equilibrio è davvero un’illusione. Perché il tempo passa, tutto erode e infine ciò che rimane è che cosa facciamo di quel tempo.
Che cosa scoprì il nostro eroe. Che non c’è tempo da perdere. Che gli amici si devono scegliere con cura. E che bisogna buttarsi. Che si può sbagliare. E che sbagliare in fondo non fa poi così male. Sempre meglio vivere di rimorsi che di rimpianti si sul dire. Chissà perchè questa frase si incarnò in lui così tardi.
Ma rimaneva ancora un punto da risolvere. E quello era il punto di lavoro effettivo. Una volta tolti i casini. Una volta capito che seguire il proprio desiderio era la via. Il problema che si poneva era che il cuore si era allineato al viso. Ma che viso poteva uscire da una persona piena di macerie? Forse un viso triste, affaticato, ma vero.
La grande sfida era ricostruirsi, il cuore e il desiderio, affinchè il viso si potesse allineare col risultato di un sorriso.